Tavolo di confronto, gli esperti GIP rispondo ai dubbi sull’applicazione del protocollo nella FASE 2

Tavolo di confronto, gli esperti GIP rispondo ai dubbi sull’applicazione del protocollo nella FASE 2

Oggi 11 maggio 2020, si è svolto un tavolo di confronto con gli esperti GIP, che hanno risposto ai principali dubbi legati all’applicazione del protocollo nella FASE 2 COVID-19.

Argomenti e relatori:

Introduzione al più recente protocollo e ai Decreti
L’applicazione del protocollo nei cantieri
Gli adempimenti legali, privacy e responsabilità
Gestione delle emergenze tra cui i casi positivi
La figura del Medico Competente

Cap.Com. Michele Camurati (Esperto Civile/Militare NBCR)
Dott. Daniele Desiderio (Medico Competente)
Dott.ssa Francesca Franchella (Resp. Ambiente GIP Tech)
Avv. Barbara Fretti (Studio Bigoni Fretti Giovetti)
Ing. Alessandra Petrera (Studdio MAPEE)
Ing. Luca Ruini (Monitore e Formatore Nazionale CRI)

Di seguito alcune delle domande più sentite, riguardo al tema odierno.

Contattaci! Siamo disposizione per qualsiasi approfondimento o richiesta di chiarimenti.

Qui il link al Video –> Link

La mancata applicazione delle misure di contenimento da parte delle imprese, dei commercianti e delle altre attività comporta la sanzione della sospensione dell’esercizio e una sanzione pecuniaria?2020-05-13T17:51:00+02:00

Il mancato rispetto delle misure di contenimento è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3.000 euro e con  la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. All’atto dell’accertamento delle violazioni, ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l’autorità procedente può disporre la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per una durata non superiore a 5 giorni. Il periodo di chiusura provvisoria è scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.

La mancata applicazione delle misure di contenimento da parte dell’impresa e il contagio di un dipendente comporta ricadute di ambito penale?2020-05-13T17:50:31+02:00

Con l’articolo 42 del D.L. n. 18/2020, il contagio da coronavirus avvenuto in azienda è stato equiparato a infortunio sul lavoro. Nei casi in cui si accerti il contagio, il dipendente colpito da Covid-19 in azienda può godere delle prestazioni Inail anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria con la conseguente astensione dal lavoro. L’Inail per qualificare l’infortunio dovrà fare i suoi accertamenti per l’effettiva esposizione al virus negli ambienti di lavoro. Non ne discende necessariamente la responsabilità in ambito penale, ma se venisse accertato che il datore di lavoro non ha rispettato le norme anti-contagio lo stesso può rispondere del reato di lesioni colpose  oppure di omicidio colposo qualora al contagio sia seguita la morte.

Può essere resa nota l’identità del dipendente affetto da Covid-19 agli altri lavoratori da parte del datore di lavoro?2020-05-13T17:50:06+02:00

No. In relazione al fine di tutelare la salute degli altri lavoratori, in base a quanto stabilito dalle misure emergenziali, spetta alle autorità sanitarie competenti informare i “contatti stretti” del contagiato, al fine di attivare le previste misure di profilassi.

Il datore di lavoro è, invece, tenuto a fornire alle istituzioni competenti e alle autorità sanitarie le informazioni necessarie, affinché le stesse possano assolvere ai compiti e alle funzioni previste anche dalla normativa d’urgenza adottata in relazione alla predetta situazione emergenziale (cfr. paragrafo 12 del predetto Protocollo).

La comunicazione di informazioni relative alla salute, sia all’esterno che all’interno della struttura organizzativa di appartenenza del dipendente o collaboratore, può avvenire esclusivamente qualora ciò sia previsto da disposizioni normative o disposto dalle autorità competenti in base a poteri normativamente attribuiti (es. esclusivamente per finalità di prevenzione dal contagio da Covid-19 e in caso di richiesta da parte dell’Autorità sanitaria per la ricostruzione della filiera degli eventuali “contatti stretti di un lavoratore risultato positivo).

Restano ferme le misure che il datore di lavoro deve adottare in caso di presenza di persona affetta da Covid-19, all’interno dei locali dell’azienda o dell’amministrazione, relative alla pulizia e alla sanificazione dei locali stessi, da effettuarsi secondo le indicazioni impartite dal Ministero della salute (v. punto 4 del Protocollo condiviso).

Il datore di lavoro può comunicare al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza l’identità dei dipendenti contagiati?2020-05-13T17:49:40+02:00

L’obbligo di comunicazione non è, invece, previsto in favore del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza,  proprio nella fase dell’attuale emergenza epidemiologica, dovrà continuare a svolgere i propri compiti consultivi, di verifica e di coordinamento, offrendo la propria collaborazione al medico competente e al datore di lavoro (ad esempio, promuovendo l’individuazione delle misure di prevenzione più idonee a tutelare la salute dei lavoratori nello specifico contesto lavorativo; aggiornando il documento di valutazione dei rischi; verificando l’osservanza dei protocolli interni).

L’impresa possono richiedere ai propri dipendenti di rendere informazioni, anche mediante un autodichiarazione, in merito all’eventuale esposizione al contagio da COVID 19 quale condizione per l’accesso alla sede di lavoro?2020-05-13T17:49:13+02:00

In base alla disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro il dipendente ha uno specifico obbligo di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro (art. 20 del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81).

Tra le misure di prevenzione e contenimento del contagio che i datori di lavoro devono adottare in base al quadro normativo vigente, vi è la preclusione dell’accesso alla sede di lavoro a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS.

A tal fine, anche alla luce delle successive disposizioni emanate nell’ambito del contenimento del contagio (v. Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 14 marzo 2020 fra il Governo e le parti sociali), è possibile richiedere una dichiarazione che attesti tali circostanze anche a terzi (es. visitatori e utenti).

In ogni caso dovranno essere raccolti solo i dati necessari, adeguati e pertinenti rispetto alla prevenzione del contagio da Covid-19, e astenersi dal richiedere informazioni aggiuntive in merito alla persona risultata positiva, alle specifiche località visitate o altri dettagli relativi alla sfera privata.

Il datore di lavoro può rilevare la temperatura corporea del personale dipendente o di utenti, fornitori, visitatori e clienti all’ingresso della propria sede?2020-05-13T17:48:55+02:00

Il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro tra Governo e parti sociali del 14 marzo 2020, prevede la rilevazione della temperatura corporea del personale dipendente per l’accesso ai locali e alle sedi aziendali, tra le misure per il contrasto alla diffusione del virus che trovano applicazione anche nei confronti di utenti, visitatori e clienti nonché dei fornitori, ove per questi ultimi non sia stata predisposta una modalità di accesso separata (cfr. Protocollo par. 2 e 3 e nota n. 1). In ragione del fatto che la rilevazione in tempo reale della temperatura corporea, quando è associata all’identità dell’interessato, costituisce un trattamento di dati personali (art. 4, par. 1, 2) del Regolamento (UE) 2016/679), non è ammessa la registrazione del dato relativo alla temperatura corporea rilevata, bensì, nel rispetto del principio di “minimizzazione” (art. 5, par.1, lett. c) del Regolamento cit.), è consentita la registrazione della sola circostanza del superamento della soglia stabilita dalla legge e comunque quando sia necessario documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso al luogo di lavoro. Diversamente nel caso in cui la temperatura corporea venga rilevata a clienti (ad esempio, nell’ambito della grande distribuzione) o visitatori occasionali anche qualora la temperatura risulti superiore alla soglia indicata nelle disposizioni emergenziali non è, di regola, necessario registrare il dato relativo al motivo del diniego di accesso.

Come si attua la sanificazione in cantiere?2020-05-13T16:14:24+02:00

Il Datore di Lavoro dell’impresa esecutrice assicura e verifica la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica degli spogliatoi, delle aree comuni limitando l’accesso contemporaneo a tali luoghi, dei mezzi d’opera con le relative cabine di guida o di pilotaggio (prima e dopo ogni utilizzo), delle auto di servizio e le auto a noleggio (prima e dopo ogni utilizzo) e dei mezzi di lavoro quali gru e mezzi operanti in cantiere (prima e dopo ogni utilizzo).

Come viene data evidenza della formazione adeguata agli addetti di primo soccorso sulle tematiche covid e gestione casi?2020-05-13T16:12:54+02:00

L’impresa può prevedere la redazione di un verbale per avvenuta formazione/informazione degli addetti di primo soccorso in merito alle misure anti-contagio e su come intervenire in caso di lavoratore sintomatico ad opera, a mio parere, del Medico Competente.

Su chi ricadono i costi della sicurezza?2020-05-13T16:12:28+02:00

I costi diretti che il CSE può integrare nel PSC sono:

  • controllo della temperatura corporea (termometri digitali, telecamere termografiche, sistema misurazione accessi);
  • dispositivi di protezione individuali (mascherine di vari tipi, guanti, tute di protezione);
  • soluzioni disinfettanti e igienizzanti;
  • cartellonistica di avvertimento;
  • servizi igienici;
  • formazione diretta delle maestranze;
  • costi per attuazione indicazioni Piano di Sicurezza;
  • maggiori costi per la sicurezza relativi a quelli già preventivati nel PSC;
  • pause programmate.

Tali costi, come tutti i costi della sicurezza, sono a carico del Committente.

È necessario il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali? Come si effettua nel cantiere?2020-05-13T16:11:58+02:00

Se presenti, devono essere coinvolte e far parte del Comitato.

Da chi è costituito il Comitato in cantiere?2020-05-13T16:11:41+02:00

Il protocollo indica: rappresentanze sindacali aziendali (se presenti) e RLS o può essere istituito un Comitato territoriale composto dagli Organismi paritetici per la salute e la sicurezza con il coinvolgimento degli RLST e dei rappresentanti delle parti sociali, che al momento non sono ancora costituiti. Ma, come sappiamo, in cantiere non è detto che siano presenti gli RLS, pertanto, suggerisco di accordarsi con il CSE e istituire il Comitato con il personale effettivamente presente in cantiere (capocantiere, preposti, ecc.)

Come deve essere verificata l’osservanza al protocollo in cantiere? Chi se ne occupa?2020-05-13T16:11:25+02:00

E’ da prevedersi una collaborazione tra le varie figure che intervengono in cantiere, soprattutto tra i Datori di Lavoro delle imprese coinvolte ed i committenti, i quali, attraverso il CSE, vigilano affinché nei cantieri siano adottate le misure di sicurezza anti-contagio.

Inoltre, vi è l’obbligo di costituire in cantiere un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del Protocollo di regolamentazione.

In caso di cantiere di grandi dimensioni, può essere previsto un “Covid Manager”.

Cosa devo fare se non posso rimanere a un metro di distanza dall’altro operaio?2020-05-13T16:11:08+02:00

Laddove non fosse possibile, in relazione alle lavorazioni da eseguire, rispettare la distanza interpersonale di 1 metro come principale misura di contenimento, adottare strumenti di protezione individuale.

Quali sono i prodotti da utilizzare per la disinfezione mediante ditta autorizzata (quando previsto)?2020-05-12T00:13:22+02:00

Da prima del covid i prodotti sono sempre quelli: soluzioni di ipoclorito di sodio al 0.2-0.5% o alcol al 60%. Questo però solo per le superfici. Per la disinfezione dell’aria, già prima del covid era obbligatoria per ospedali e Enti Pubblici almeno una volta all’anno, in tal caso si usa Ozono. NB: alcune Regione possono disporre delle varianti. Ma anche lì credo che bisogna interpretare bene la terminologia usata.

Chi fa la sanificazione deve frequentare un corso?2020-05-12T00:13:22+02:00

NO. non esistono. per formazione si intende la formazione del lavoratore in merito al lavoro che svolge di disinfezione quindi, corso per lavoratori di cui all’Accordo del 21/12/2011 se non l’ha mai frequentato (rischio medio).

Occorre la sanificazione giornaliera del locale?2020-05-12T00:13:22+02:00

SI. questa la fa il titolare tutti i giorni dotandosi magari di un piano di sanificazione per dimostrare che viene fatta (no ditta autorizzata).

Nel gruppo ho letto e continuo a leggere tanti post in merito, spesso con le stesse domande. Vorrei, magari fosse utile per qualcuno, dare alcune delucidazione.2020-05-12T00:13:22+02:00

La sanificazione è un processo diviso in due fasi:

    • Detersione, dove si allontana lo sporco mediante detergenti anionici o cationici (fa schiuma);
    • Disinfezione, dove mediante prodotti a base di cloro o sali di ammonio quaternari, si abbatte la carica microbica residua. Quello che chiedono nell’Accordo con i sindacati (protocollo di sicurezza COVID) è la disinfezione. Qualche medico continua a chiamarla sanificazione ma di fatto è la disinfezione che bisogna fare (errore medico).
Per la sanificazione dei locali sono necessari protocolli specifici per ogni settore?2020-05-12T00:13:22+02:00

Conformemente ad ogni aspetto relativo all’adozione delle precauzioni necessarie in materia di garanzia della tutela della salute dei luoghi di lavoro, in linea di massima gli interventi possono considerarsi identici, salvo determinate particolari esigenze che dovessero rivelarsi necessarie in relazione alle peculiarità degli ambienti o delle lavorazioni (si pensi, a titolo meramente esemplificativo, agli ambienti sanitari, o alimentari).

in caso di intervento su un malore, come mi comporto?2020-05-12T00:13:22+02:00

in caso di malore non possiamo scongiurare la positività al COVID della vittima, pertanto occorre applicare le procedure di soccorso secondo la formazione sul primo soccorso ricevuta, proteggendosi con maschera ffp2, occhiali e guanti, limitando al massimo i contatti diretti, se la vittima può muoversi o aiutarsi autonomamente e se questo non pregiudica lo stato di salute, è preferibile approfittarne, occorre intervenire in numero minore possibile isolando la vittima e avvisando il 118 se è prevista l’ospedalizzazione per un soccorso più avanzato.

posso allontanarlo dall’azienda?2020-05-12T00:13:22+02:00

devo allontanarlo, chiedergli di ritornare presso la sua dimora e contattare il medico. il lavoratore ha preso precedentemente consapevolezza di questo possibile allontanamento.

come possiamo isolarlo?  lo mandiamo a casa? chiamiamo il 118?2020-05-12T00:13:22+02:00

inizialmente si fa indossare una mascherina e lo si confina in un locale, poi si reinvia a casa e si richiede di chiamare il medico curante o i numeri regionali o nazionali, 1500, 800.033.033 (ER)

se fa fatica a respirare per via dell’asma allergica?2020-05-12T00:13:22+02:00

in questo caso occorre procedere come se fosse una persona sintomatica, indagando quindi se ci sono patologie che portano a tali sintomi e di conseguenza limitando il problema ad una condizione non di COVID, se la gravità lo prevede, contattare il medico di famiglia o in ultimo il 118 se è necessario un soccorso più azanzato.

se tossisce mi posso avvicinare? se starnutisce perchè è allergico?2020-05-12T00:13:22+02:00

se la mascherina chirurgica è indossata correttamente il rischio di contagio da parte della persona protetta è praticamente annullato, quindi possiamo avvicinarci, scrupolosamente occorre proteggersi con occhiali e maschera ffp2 almeno, senza valvola.

come possiamo gestire una persona sintomatica in azienda?2020-05-12T00:13:22+02:00

Attivazione addetti al pronto soccorso, il minor numero possibile con guanti, mascherina chirurgica o FFP2 senza valvola ed eventualmente occhiali, se la vittima tossisce e non ha la mascherina, si allontanano i presenti isolandoli, si fa indossare la mascherina chirurgica si fa igienizzare le mani con gel alcolico alla vittima, si agisce secondo le manovre di soccorso limitando il più possibile i contatti diretti, avvisare il suo medico curante, successivamente occorre disporre una pulizia e disinfezione dei locali e delle attrezzature usate dalla vittima. L’azienda deve collaborare con le autorità competenti per l’individuazione degli eventuali contatti stretti.

Per una piccola azienda in cui datore di lavoro, RSPP e RLS hanno elaborato un documento integrativo per valutazione rischio biologico, diventa obbligatoria la nomina del medico competente?2020-05-12T00:13:22+02:00

Non ci sono indicazioni in tal senso. La centralità del ruolo del medico competente, individuata con il Protocollo, non è accompagnata dalla previsione di modifiche del T.U. in ordine alle modalità / obbligatorietà della sua nomina. il DTS dell’INAIL opera un rinvio alle strutture sanitarie, per sopperire all’assenza del medico competente, ma senza fornire ulteriori indicazioni in merito.

Quale tipologia di Mascherina bisogna indossare in cantiere? Sono tutte uguali?2020-05-13T16:03:16+02:00

In cantiere, fermo restando che devono essere indossati principalmente i DPI per svolgere la propria attività in sicurezza (ad esempio, saldatura à maschera da saldatore), laddove non dovesse essere garantita la distanza sociale di 1 m, sarebbe opportuno indossare le mascherine chirurgiche; le FFP2 e le FFP3 possono essere indossate ma sprovviste di fitro.

In aziende con un numero esiguo di lavoratori l’informativa deve necessariamente essere individuale o può essere realizzata anche collettivamente mediante, per esempio, affissione in luogo comune o nei singoli uffici?2020-05-12T00:13:03+02:00

E’ assolutamente preferibile l’informativa individuale, è opportuna anche una sua breve descrizione verbale rispetto a quelli che sono i punti fondamentali (modalità di ingresso / uscita; comportamento in caso di sintomi, es.). L’affissione può essere ulteriormente utile, ma non sostitutiva della prima soluzione.

Si può agire in autonomia nel momento della misurazione della temperatura? o deve essere qualche incaricato dell’azienda presente al momento della rilevazione?2020-05-12T00:13:03+02:00

No. Il datore è onerato di predisporre una qualsiasi procedura (termoscanner, informativa ai lavoratori, che possono provvedere anche autonomamente) che comunque dimostri che ha predisposto delle misure per garantire il rilevamento della temperatura prima dell’ingresso in azienda.

Dove è possibile reperire informazioni in merito alle modalità di smaltimento dei DPI usati e dismessi?2020-05-12T00:13:03+02:00

Ditte specializzate che trattano i rifiuti speciali.

Se l’azienda non ha rappresentanze sindacali, può comunque nominare un comitato aziendale per il controllo dell’attuazione del protocollo? Se si, da chi deve essere composto? Quali sono i comitati territoriali? Sono stati individuati?2020-05-12T00:13:03+02:00

I comitati territoriali, come previsto dal punto 13 del Protocollo, “verranno” costituiti per quelle realtà aziendali in cui non possono costituirsi quelli aziendali. Quindi al momento si tratta di organismi dei quali si adombrano le caratteristiche, dal suddetto punto 13, ma non ancora costituiti.

Saranno protocollate indicazioni anche per gli ospiti/clienti, oltre che gli operatori dipendenti?2020-05-12T00:13:03+02:00

Si, laddove per il tipo di realtà produttiva sia implicito / probabile l’accesso di soggetti terzi, questo deve essere regolamentato, con il protocollo.

Il protocollo sicurezza anti-contagio va redatto anche da chi non ha dipendenti?2020-05-12T00:13:03+02:00

Se si tratta di un ambiente di lavoro, che implichi la possibilità dell’accesso di terzi (clienti / fornitori) è necessario predisporre e documentare le misure che vengono adottate ai fini dell’impedimento del contagio.

2020-05-12T15:10:25+02:0011 Mag 2020|Ambiente, Consulenza, Sicurezza|